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Elena Nonnis

17 dicembre 2022 - 21 gennai0 2023

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Elena nonnis

Un filo nero per raccontare una storia, per dar forma allo scorrere del tempo.

Il disegno con la tecnica del filo, una tra le tante declinazioni della Fiber Art, risponde ad un’urgenza espressiva fatta di gesti e di segni e racchiude profonde istanze simboliche, antropologiche e psicologiche. Per Elena Nonnis il filo è soprattutto un mezzo per rintracciare e tracciare coordinate temporali e geografiche, quasi un esercizio per la memoria e per l’esplorazione interiore.

Timeline include una selezione antologica di lavori realizzati negli ultimi venti anni, spaziando dal piccolo e medio formato della tela ad installazioni di grandi dimensioni.

A partire dalla centralità della dimensione tessile, che richiama la storia passata e presente dello spazio espositivo, la mostra esplora la dicotomia tra la transitorietà e la permanenza che caratterizzano l’esperienza della relazione con gli altri e con i luoghi.

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elena nonnis

Un filo nero per raccontare una storia, per dar forma allo scorrere del tempo.

Il disegno con la tecnica del filo, una tra le tante declinazioni della Fiber Art, risponde ad un’urgenza espressiva fatta di gesti e di segni e racchiude profonde istanze simboliche, antropologiche e psicologiche. 

Per Elena Nonnis il filo è soprattutto un mezzo per rintracciare e tracciare coordinate temporali e geografiche, quasi un esercizio per la memoria e per l’esplorazione interiore.

Timeline include una selezione antologica di lavori realizzati negli ultimi venti anni, spaziando dal piccolo e medio formato della tela ad installazioni di grandi dimensioni.

A partire dalla centralità della dimensione tessile, che richiama la storia passata e presente dello spazio espositivo, la mostra esplora la dicotomia tra la transitorietà e la permanenza che caratterizzano l’esperienza della relazione con gli altri e con i luoghi.

Molte delle opere somigliano a fotografie, esprimono quella necessità del mondo analogico e digitale di fermare per un attimo il tempo attraverso l’immagine. Così, l’artista sviluppa istanti e sequenze temporali sulla stoffa, attraverso cui un ricordo può farsi corpo e abitare il vuoto. È infatti il vuoto, insieme al tempo, uno degli elementi ricorrenti nella ricerca di Elena Nonnis.

Nelle composizioni e nei volti disegnati col filo su stoffe di lino recuperate da corredi ricevuti in dono o dismessi, l’artista crea dei “retro-ritratti”: l’immagine è costruita a partire dal retro della tela, e dunque dal lato nascosto del supporto, facendo emergere sulla superficie dell’opera volti rovesciati e incompleti, pieni di vuoti e mancanze. Il segno sottile del filo, che attraversa la stoffa in modo nervoso e rapido, meticoloso o distratto, trasfigura il soggetto rappresentato. Nonostante i ritratti offrano un campionario di ricordi biografici, affetti, o ancora riferimenti a protagonisti del mondo della storia e della cultura, nella fitta trama monocroma l’esperienza personale si perde e si confonde approdando ad una dimensione collettiva, condivisibile.

Con le loro sembianze appena suggerite, i soggetti scelti dall’artista diventano esemplari di uomini e donne, personaggi di passaggio in uno spazio di transito, come lungo le strade della città, come nei negozi o nelle stazioni – un’altra occasione di confronto con “HUB”, termine che già suggerisce l’idea di un traffico immaginario proveniente da ogni dove, di un punto di snodo. Giocando con semitrasparenze, specchi e superfici, le opere abitano e popolano lo spazio insieme ai visitatori, come se tutti fossero delle comparse su un palcoscenico. In realtà, l’artista allestisce uno spazio interiore, un’area della memoria che ha la forma di una stanza dove c’è chi entra e c’è chi esce, chi resta, chi scompare. E la stanza di Elena è gremita di ritratti di famiglia, di artisti e poetesse, di collezionisti, galleristi, amici. 

Poi, un’unica grande installazione, Nido di Nodi, sembra attrarre e raccogliere a sé tutte quelle presenze ricamate, tutto il tempo srotolato sulle stoffe. L’opera è concepita come un disordinato groviglio di fil di ferro interamente ricoperto di filo di cotone nero, una struttura polimorfa che può annidarsi a sé o espandersi a dismisura a seconda dello spazio disponibile, adattandosi all’ambiente circostante come un organismo vivente. Giorno dopo giorno, un nodo alla volta, la scultura cresce lentamente, aderisce agli elementi architettonici come una pianta rampicante o, libera nello spazio, costruisce un vuoto intorno a sé. Ogni nodo testimonia la presenza dell’artista, la sua esistenza in un piccolo lasso di tempo; ogni nodo nasconde l’esigenza di stringere qualcosa a sé per non farla scomparire, segna un momento di pausa sul filo irregolare e imprevedibile del tempo.

Elena Nonnis vive e lavora a Roma, dove si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti. Partendo dall’incisione, la sua pratica artistica si concentra in particolare sul segno. Dagli ’90 la tecnica del filo diventa il linguaggio principale con cui l’artista esplora il segno, il gesto e lo spazio, con opere monocrome che spaziano dalla tela all’installazione. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive, tra cui: Passaggi, Galleria Gallerati, Roma (2019); Cose che non si vedono Interno 14, Roma (2016); Doppio Segno, bipersonale con Chiara Valentini, Galleria Anna Marra, (2014); Muralla, Sala S. Rita, Roma (2013). 

English version

December 17th 2022 - january 21 2023

December 17th 2022
- january 21 2023

timeline

elena nonnis

A black thread to tell a story and to shape the time flowing.

The wire drawing technique, one of the many declinations in the field of Fiber Art, reveals expressive needs through gestures and signs and relates to profound symbolic, anthropological and psychological issues. Artist Elena Nonnis uses a black thread to track and trace space-time coordinates and to exercise her own memory and inner exploration.

Timeline presents an anthological selection of works made over the last twenty years, ranging from small and medium size canvas to large-scale installations.

Beginning with a focus on the textile dimension, which recalls both the past and current identity of the exhibition space, the artist reflects on the transient and yet permanent sides of the relationship with others and places.

December 17th 2022 - January 21 2023

December 17th 2022
- January 21 2023

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elena nonnis

A black thread to tell a story and to shape the time flowing.

The wire drawing technique, one of the many declinations in the field of Fiber Art, reveals expressive needs through gestures and signs and relates to profound symbolic, anthropological and psychological issues. Artist Elena Nonnis uses a black thread to track and trace space-time coordinates and to exercise her own memory and inner exploration.

Timeline presents an anthological selection of works made over the last twenty years, ranging from small and medium size canvas to large-scale installations.

Beginning with a focus on the textile dimension, which recalls both the past and current identity of the exhibition space, the artist reflects on the transient and yet permanent sides of the relationship with others and places.

Most of the works have a photography-like feel, they voice the need, typical of the analogue and digital world, to freeze a moment into an image. Thus, the artist develops a series of timelines using fabrics, through which memories can find their own body and inhabit the void. Indeed, along with time, emptiness is a recurring theme in Elena Nonnis’ research, and it is the starting point of a series of works called “retro-portrait”. Here, the artist sews up the image directly on the back side of the support, causing upturned and unfinished faces to emerge. The wire, like a subtle sign, transfigures the subjects depicted on fabric in so many ways: the hand of the artist may be nervous and fast, accurate or rough.

Although the portraits are samples of biographical memories, affections, or even references to well-known people from the word of culture, the whole personal dimension gets lost and blurred into the black skein of threads, turning into common experience. In fact, since facial and physical traits are barely sketched out, each portrait may belong to ordinary man or women, just someone walking on a street or moving around a transit place like a shop or a train station – here the artist dialogues again with the hybrid nature of “HUB” and with its name evoking an imaginary traffic from far and wide. Playing with semi-transparencies, mirrors and surfaces, the works inhabit and crowd the space along with the viewers, as if they were all featured extras on a stage. Indeed, the artist sets up a sort of inner space, a memory area shaped like a room where someone gets in and out, someone stays or leaves, some other disappears. Elena’s room is filled with family portraits, full of artists and poets, collectors, gallerists, old friends. 

Then, one large installation titled “Nido di Nodi” (Node Nest), seems to attract and embrace all those embroidered figures, all those years rolled out on fabric. The work is conceived as a messy tangle of metal wire entirely covered with black cotton thread, resembling a polymorphic structure which can nestle or expand itself according to the available space, just like every living organism must adapt to the environment. Day by day, one node at a time, the sculpture slowly grows, it clings to the architectural elements like ivy, reframing the emptiness all around. The artist witnesses her presence through the nodes, recording a short timeframe of life; each node hides the need to hold something tight not to make it disappear.

Nodes mark a pause on the unpredictable thread of time.

Elena Nonnis lives and works in Rome, where she graduated in painting at the Academy of Fine Arts. Starting from engraving, her practice focuses on sign. In the the 90’s, the wire drawing technique becomes the main language to explore gesture, sign and space, with a monochromatic works ranging from canvas to installations. She takes part in many solo and group exhibitions, including: Passaggi, Galleria Gallerati, Roma (2019); Cose che non si vedono, Interno 14, Roma (2016); Doppio Segno, bipersonale con Chiara Valentini, Galleria Anna Marra, (2014); Muralla, Sala S. Rita, Roma (2013).